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San Vittore del Lazio

San Vittore del Lazio

San Vittore del Lazio, in provincia di Frosinone, si trova a soli 3 Km dall’Hotel Villa Pegaso e si erge su una collina che sta sulle pendici delle montagne delle Mainarde e a guardia delle strade che uniscono le strade provenienti dal Molise, dalla Campania e dal Lazio. Il centro storico è cinto dalle mura medievali di cui restano tracce evidenti.

Dai diversi squarci che si trovano lungo il camminamento delle mura si può ammirare il panorama infinito delle valli che si collocano nello spazio tra le Mainarde e gli Aurunci, dove scorre il fiume Garigliano, che qui nasce a seguito della confluenza dei fiumi Liri e Gari.

San Vittore occupa una posizione geografica strategica, poiché costituisce il punto di passaggio obbligato per le province di Latina, Caserta ed Isernia, essendo punto di snodo della Casilina e dell’Autostrada del Sole.
In particolare, il casello autostradale “S. VITTORE” è di primaria importanza per i collegamenti Roma-Napoli con Alto Casertano, Molise e Medio Adriatico (Isernia, Roccaraso, Campobasso, Vasto, Termoli).
Inoltre, è punto di interscambio delle tratte ferroviarie Roma-Napoli e Venafro-Isernia ed è sede dell’interconnessione della linea Alta Velocità.

Curiosità dal passato: l’antica Spada romana

Si tratta della spada in ferro di tipo “lateniano” forgiata nel IV secolo a.C. e rivenuta a San Vittore del Lazio in Località Mura abbandonate nei pressi dei resti del tempio sannitico dove fu lasciata da un soldato, dopo averla piegata, in segno di devozione a qualche divinità. La scoperta del reperto è avvenuta nel corso degli scavi nell’ambito del “Progetto Summaocre” ideato dagli archeologi Dante Sacco e Manuela Tondo con la supervisione del Funzionario della Soprintendenza Archeologica del Lazio Emanuele Nicosia.
È una spada in ferro, piegata e priva di punta, lunga 41 cm con lama a doppio taglio, esposta nella mostra internazionale intitolata “ARMI PER GLI DEI: GUERRIERI, TROFEI E SANTUARI” allestita a Innsbruck nel Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum. L’eccezionalità del reperto è data dalla firma dell’artigiano che la forgiò: si tratta di un armaiolo campano che aveva l’officina a Roma, infatti sulla lama si legge una iscrizione in lettere di rame: che traduciamo in “Trebio Pomponio mi fece a Roma”.

L’esecuzione è di eccellente qualità e l’arma conserva questa iscrizione databile tra la fine del IV secolo ed i primi anni del III secolo a.C., decorata con due stelle ad otto punte ispirate ai modelli macedoni. Il gusto ellenizzante, si riscontra con l’importante trasformazione culturale che si ebbe nell’ultimo ventennio del IV secolo a. C. in area campana dove assistiamo alla diffusione e la mediazione di artigiani tarantini e campani nel momento in cui i socii italici rimasero vicini a Roma malgrado le sconfitte subite contro i Sanniti alle Forche Caudine e a Lautulae presso Terracina rispettivamente 321 e 315 a.C. 

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Fonti principali

http://www.sanniti.info/spadavittore.html

https://wwww.comune.sanvittoredellazio.fr.it/per-i-visitatori/i-sanniti-e-larcheologia/

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