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Scopriamo la città romana di Sessa Aurunca

CENNI STORICI

Il nome Sessa deriva da “Colonia Julia Felix Classica Suessa” o semplicemente “Suessa”, città appartenente alla Pentapoli Aurunca, una federazione di città fondate dall’antico popolo degli Aurunci, anche detti Ausoni (per altri sono due popoli diversi).

Durante la II guerra sannitica, i Romani, distrussero completamente le cinque città della Pentapoli per la loro mancata collaborazione, ma successivamente, fondarono le colonie di Sessa Aurunca e Minturnae, città che ne conservavano il nome e più o meno la posizione. Si presume che il nome possa derivare dalla felice posizione sessio, cioè sedile, dolce collina dal clima mite del territorio denominato dai Romani Campania felix. Corrispondente poi alla Terra di Lavoro divenne una regione storico-geografica dell’Italia del sud, la ex-romana Campania Felix, oggi suddivisa tra Campania, Lazio e Molise

Sessa Aurunca dislocata fra una zona collinare e la fertilissima “Piana del Garigliano“, fu famosa per la produzione di olio e vini in epoca romana (numerose sono sul territorio le tracce di grossi insediamenti produttivi di età imperiale).

Veduta dell’antico Teatro romano, fonte Wikipedia.

MONUMENTI IMPORTANTI 

IL TEATRO

Il Teatro romano di Sessa Aurunca, è uno degli edifici pubblici di età romana più imponenti scoperti sinora in Campania. Edificato sotto l’impero di Augusto, nel I secolo d.C., fu ristrutturato ed ampliato nel II secolo d.C., sotto Antonino Pio e fu poi fatto migliorare da Matidia minore, cognata dell’imperatore Adriano, quattro secoli dopo. 

Venne edificato sul versante occidentale di una collina che guarda verso il mare, con il golfo di Gaeta all’orizzonte, fu abbandonato e progressivamente sepolto sotto il terreno, fino a quando negli agli anni ’20 del XX secolo, i lavori cominciarono sotto la guida dell’archeologo Amedeo Maiuri; interrotti per la seconda guerra mondiale, questi furono poi ripresi solo nel 1999, per poi essere finiti nel 2003.
Oggi il sito è completamente restaurato e in buone condizioni, ma chiuso al pubblico; per entrare serve infatti un’autorizzazione del comune. È il secondo teatro romano più grande della Campania dopo quello di Napoli.

All’epoca la scena dava una stupenda suggestione, con tre ordini sovrapposti, per un’altezza di circa 25 metri, con 28 colonne per ogni ordine, intervallate da 30 – 40 statue di divinità o personaggi della famiglia imperiale. Matidia nel quale si fece raffigurare al centro della scena in veste di Aura, circondata dagli altri membri della famiglia imperiale. Il teatro conserva murature fino a m 20 di altezza, con una cavea di m 110 di diametro, scavata nella collina e superiormente impostata su gallerie, con tre ordini di gradinate in calcare per cui potevano ospitare da 7000 a 10000 spettatori. 

Imponenti sono anche i resti della struttura che sosteneva il velarium, usato per proteggere gli spettatori dal sole o dalla pioggia leggera, e del grande edificio scenico, lungo m 40 ed alto in origine m 24 dotato di tre ordini sovrapposti di 84 colonne. La scena era un vero capolavoro dove gli artisti e gli scalpellini romani usarono molte qualità di marmi per realizzare le decorazioni architettoniche, costituite da fregi, architravi e capitelli. Le colonne furono realizzate con cinque diverse qualità di marmi colorati, provenienti dalle isole greche, dalla Numidia e dall’Egitto, mentre gli architravi ed i capitelli vennero scolpiti in marmo bianco proveniente da Carrara e da Atene. 

IL CRIPTOPORTICO

Adiacente al teatro si trova un criptoportico risalente circa all’età sillana. Anche la sua storia è abbastanza travagliata, in quanto fu parzialmente scavato nel 1926 per poi essere completamente abbandonato; a differenza del teatro, però, i lavori definitivi di recupero e restauro sono terminati solo nel 2014, e da allora è raramente disponibile per visite guidate.

Questo edificio, era adibito ad uso pubblico e si affacciava su un’area scoperta pavimentata in opus spicatum, dove si pensa sorgesse un sacello. Per le sue caratteristiche costruttive sembra risalire ad età sillana o tardo sillana; si articola in tre bracci, divisi in due navate separati da file di pilastri e coperte da volte a botte, illuminate da finestre strombate. Le pareti conservano il rivestimento in stucco bianco con membrature architettoniche a rilievo, attribuibile ai primi decenni del I sec. d.C., che riportano interessanti grafiti con nomi di poeti e versi virgiliani. 

Sempre nei pressi del teatro nell’area dell’attuale Porta Cappuccini, è stata di recente scoperta ed esplorata una vasta villa residenziale extraurbana, forse appartenuta a Matidia, dotata di pars rustica con torcularium per la produzione vinaria, e pars urbana, con gli ambienti residenziali. Costruita in opus incertum nel II secolo a.C., ristrutturata in opus reticulatum tra I secolo a.C. ed il I d.C. essa fu ancora rimaneggiata nel II secolo d.C. prima dell’abbandono.

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FONTI

https://storico.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=151137&pagename=157031

https://www.romanoimpero.com/2017/10/sessa-aurunca-campania.html

https://www.museionline.info/tipologie-museo/teatro-e-criptoportico-di-sessa-aurunca

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